Il tesoro della Trappa di Sordevolo

La trappa di Sordevolo - ph. credit delcampe.net
La trappa di Sordevolo - ph. credit delcampe.net

Ferrigno nella sua costruzione nero grigiastra, a poche ore da Sordevolo, fra le balze del monte Mucrone, s’aderge quello che fu il convento della Trappa, verso il quale, snodantesi attraverso la Muanda e il Pian d’Paris dovrà abbassarsi lievemente quella strada destinata ad unire il Santuario di Oropa con Quello di Graglia.

Chi vuole conoscere la storia di questo luogo che fu di preghiera e di lavoro, legga l’importante opera di Piero Torrione: Storia della Trappa nei monti del Biellese. 
Accanto alla storia quasi sempre fiorisce la leggenda. E la leggenda della Trappa riguarda un favoleggiato tesoro che i frati, prima di abbandonare il convento, costretti da un decreto promulgato nell’agosto 1802 dai consoli della Repubblica francese, avrebbero celato; tesoro che nel secolo passato risvegliò la cupidigia e la credulità dei montanari che per decenni si accanirono nelle ricerche e nei lavori di scavo, si da avere addirittura provocato il crollo, una dopo l’altra, delle volte del fabbricato a valle. Ciò costringeva l’affittavolo a scendere con il bestiame, nella stagione invernale, in paese, così che la Trappa restava assolutamente deserta.

In un angolo sotto il muro di cinta di quello che era stato il cimitero ed il giardino, sono visibili due pietre bianche (quarzite) che alla luce lunare sembrano risplendere di magica luce. Quivi, si diceva, doveva essere stato nascosto il tesoro.
Attorno a questo tesoro si narra una strana storia nella quale la realtà si frammischia con la fantasia.
Nel 1881 al cav. Agostino Ambrosetti, consigliere provinciale e sindaco di Sordevolo, la Trappa nuovamente apparteneva, poiché sin dal 1810, l’ex convento, in origine lanificio degli Ambrosetti, in seguito ad un pubblico incanto,  era tornato ai suoi primitivi proprietari dai quali il cav. Agostino l’aveva ereditato.
L’affittavolo che coltivava il terreno era Martino Pidello, padre dell’affittavolo Antonio.
Il cav. Delfino Gastaldi, del quale il cav. Ambrosetti era nonno materno, apprese la storia che mi accingo a narrare, da fonte diretta e cioè dalla signora Marietta Ronchetta vedova Niccolo di quasi ottant’anni.

Da bimba, per l’appunto nel 1881, Marietta Ronchetta si trovava nella cucina della sua casa situata in località Causagna (sulla strada per Bagneri), insieme alla mamma , alla nonna, e ad una sua vicina, una certa Ruth.
Rigida serata invernale. La neve era caduta ininterrotta per l’intero giorno ed ancora continuava. Fuori era tutto un candore immacolato: dentro un tepore confortevole.
La bimba Marietta era seduta sulla pietra del focolare: sulla fiamma, in una pentola appesa alla catena, bolliva la minestra di riso e castagne al latte. La lucerna spandeva la luce blanda. La nonna tesseva con un telaio a mano, la mamma sferruzzava e intanto conversavano con la vicina Ruth, che se ne stava seduta presso il tavolo.
“Si dice che i lupi spinti dalla fame siano arrivati fino alla casina vicino” 
TOC TOC.. Due colpi rapidi imperiosi. Le donne impallidirono, guardandosi perplesse. La bimba si mise a tremare. Silenzio di trepida attesa. Un cane in lontananza con un lugubre latrato d’improvviso lacerò l’aria: un cane o forse un lupo. Ancora un silenzio fondo, ovattato… e poi ancora e maggiormente imperiosi, quasi iracondi, due colpi ” TOC TOC”. La nonna che, sebben vecchia, era la più coraggiosa, si alzò decisa, avviandosi verso la porta: “Cosa volete farci: se uno vuole con una spallata butta giù l’uscio”
“Chi siete?” interrogò
“un amico” si rispose dal fuori
“dalla voce non vi conosco” 
“sono un viandante che ha smarrita la strada: aprite buona cristiana”
La donna ubbidì guardinga e diffidente. Un forestiero entrò. Si scrollò la neve dal mantello e dal largo cappello di feltro e buttò tutto su di una panca. Era alto e forte, bello di una bellezza fiera e sdegnosa. “Buonasera a tutti” 
“Buonasera” risposero tremando.
L’uomo era vestito di fustagno, calzava stivaloni alla maniera francese, di cuoio rosso con legacci verdi: uno sgargiante foulard di seta rossa gli circondava il collo: “Non abbiate paura” disse sedendosi senza complimenti su di uno scranno.
In quell’attimo Ruth (era una bella donna dall’aria spavalda) si alzò ed uscì.
“donna di mondo” dichiarò sprezzante il forestiero che l’aveva seguita con il suo sguardo indagatore.
Le due donne sobbalzarono: “come fate a sapere che Ruth è una donna ..come dire.. un po’ facile?”  chiese la mamma di Marietta.
L’uomo sorrise enigmatico: “ma ancora altro so – rispose – ed è che voi due dovrete avere un bambino, o una bambina che dir si voglia”
La donna e sua madre rimasero atterrite. Come faceva a saperlo, ché, essendo la sua maternità all’inizio, ancora non traspariva nulla dalla sua persona? Certo il forestiero doveva essere un mascòn.
L’uomo, vedendole spaventate, aggiunse: “non abbiate paura: io son qui per farvi del bene e non del male. E per intanto desidero solo un piatto di minestra, un po’ di formaggio e un giaciglio per trascorrere la notte”
Saltò su la nonna: “per la minestra ed il formaggio, vada, ma riguardo al dormire dovrete accontentarvi del fienile, signor foresto: non abbiamo letti a disposizione”
“Come? avete dunque dimenticato che possedete una branda? Mi servirà benissimo e me la metterete qui in cucina al calduccio”
Le donne si guardarono esterrefatte ed ognuna lesse nel volto dell’altra la convinzione sempre più ferma “al’è ‘n mascòn, a l’è ‘n mascòn” 

Intanto sopraggiunsero il capo famiglia, padre della piccola Marietta e un suo fratello, tessitori in una fabbrica di Sordevolo. Essi furono non poco meravigliati di trovare quello strano ospite, ma la loro meraviglia accrebbe, commista ad un mal celato timore, quando egli dimostrò, come già aveva fatto con le donne, di essere a conoscenza di parecchie cose intime della famiglia.
“voi – disse poi – siete brava gente e perciò vi ho prescelto per mettervi a parte di un segreto che muterà la vostra condizione economica. Io conosco il punto preciso nel quale i frati, prima di lasciare il convento, hanno nascosto il tesoro. Sono salito alla Trappa questa mattina e su quel punto, presso il muricciolo di recinzione, nella località detta  Masera , ho tracciato una croce sulla neve con un pezzo di carbone. Se mi aiutate nello scavare, una buona parte di ciò che troveremo la darò a voi.”
I Ronchetta si guardarono l’un l’altro in viso, titubanti. Erano sul punto di accettare, quando il forestiero proseguì: “inoltre io darò a voi il mezzo per procurarvi sempre tutto ciò che desiderate”
“questo si che ci piace” interruppero i due Ronchetta
“SI, ma – riprese il bizzarro personaggio – dovrete prima compiere qualche piccola cerimonia”
Gli uomini impallidirono: le donne stavano ad ascoltare, quasi in trepida attesa.
“Non dovete avere paura: si tratta di cose ..da poco. Attenzione, dunque: voi due e l’altro fratello, perchè io so che avete un altro fratello, (il panico degli ascoltatori aumentava) dovete andare a mezzanotte in un crocevia e dovrete recare con voi una bacchetta di nocciolo che abbia tre nodi e che sia dell’annata. A tali nodi legherete questi tre fogli di carta, appesi con spaghi di colore diverso, uno bianco, l’altro rosso, e il terzo verde. Su di ogni foglio ho scritto una parola che voi dovrete leggere ad alta voce. (La signora Ronchetta , mi riferì il sig. Gastaldi, non ricorda più le parole, ma quegli che in quella sera lontana prese i foglietti, ed era suo zio, li serbò a lungo custoditi in un cassettone) Con questa bacchetta – proseguì – picchierete il suolo, esprimendo un vostro desiderio e non dovrete spaventarvi dei rumori che sopravverranno”
Le donne si fecero il segno della croce.
“se questo non vi garba, ci sarebbe un altro mezzo: quello di portare la bacchetta in chiesa al giorno di Pasqua, oppure nasconderla nelle fasce di un bambino preparato per essere recato al fonte battesimale”
Ormai il terrore aveva invaso gli astanti. Ma il capo famiglia si fece coraggio: “senta, signor foresto, a noi queste cabale non piacciono, perchè puzzano d’inferno, e noi siamo buoni cristiani. Il tesoro? ..ne facciamo a meno. 
In quanto al resto non ci tenta. Poveri siamo e poveri saremo, ma con la coscienza in pace. Ducca (dunque) per concludere, il tesoro se lo cerchi cièl (lei)”
Il forestiero manifestò un fiero disappunto, tuttavia fece buon viso a cattiva sorte e dopo aver cenato andò a coricarsi sulla branda non senza aver prima tratto da una tasca celata nel mantello un involto di tela.
“Domani vado a Bagneri, a proporre ad altri ciò che voi avete rifiutato: starò assente due giorni; con la tela contenuta in questo pacco mi confezionerete due camicie”
Le donne esitavano, forse per il timore di non essere poi pagate: ma lui fece vedere loro alcune monete d’oro ed esse acconsentirono.
Anche da Bagneri ritornò con le pive nel sacco. I bravi montanari non abboccarono e il forestiero appariva assai malcontento dell’accoglienza ricevuta. Tra l’altro, disse, gli avevano offerto vino annacquato: ma lui se ne era accorto e, indispettito, aveva assestato un colpo di coltello alla bottiglia e questa si era spezzata separando il vino dall’acqua. (la circostanza fu poi confermata da persone di Bagneri ai Ronchetta).

In casa dei Ronchetta si fermò due o tre giorni: prima di partire li ricompensò dell’ospitalità e pagò le camicie che aveva ordinato. 
Alcuni mesi dopo e di notte, verso la fine dell’inverno, Ruth, quella famosa “donna di mondo”, vide, insieme a suo marito, dalla cascina Fontanella, soprastante la Trappa, brillare un lume presso il muro di cinta dell’ex convento. Il giorno dopo poi, sempre la stessa Ruth, si imbattè in quattro uomini che recavano picconi, badili e una cassetta. Fra questi uomini essa credette ravvisare il forestiero. Subito i montanari accorsero a vedere lo scavo: in fondo videro una pignatta vuota (sic!)
L’allora affittavolo della Trappa, Antonio Pidello, del quale faccio cenno in principio, è stato colui che ha saputo precisare al cav. Gastaldi il punto preciso dello scavo. Sparsasi poi la voce che Ruth aveva visto, insieme agli altri scavatori, il famoso forestiero, la fantasia cominciò a galoppare.
Alcuni misero il fatto in rapporto con la visita notturna ai Ronchetta, alla proposta di far loro compiere cerimonie magico-stregonesche e se ne dedusse che l’uomo doveva essere un mascòn. Ma altri azzardarono l’ipotesi che il forestiero potesse essere …Garibaldi! (sic!) 

La bizzarra istoria, reale ed immaginaria ad un tempo, è tuttora ricordata a Sordevolo, seppure riguardo a ..Garibaldi, con un comprensibile scetticismo. Prova ne sia che soltanto l’anno scorso al cav. Gastaldi fu precisato un particolare dell’abbigliamento del forestiero, il foulard rosso, dalla signora Dina Niccolo, nuora della Marietta Ronchetta, vedova Niccolo, che ebbe parte diretta in quel particolare episodio, sebbene in quel lontano 1881 ella fosse solo una bimba. Perchè , mi si chiederà, si suppose che lo strano visitatore e trafugatore dell’oro, fosse stato veramente, con alcuni compari, Garibaldi, che mosì nel 1882? Chi lo sa! Hanno detto Garibaldi come avrebbero potuto dire ..Fra Dolcino o Napoleone, o qualunque altro…
Occorre considerare che questo particolare della narrazione investe in pieno il campo della leggenda. Inoltre, si puo’ sempre dare una ragione od un perchè alle creazioni della fantasia popolare?


Virginia Majoli Faccio

“sulle orme dei passati dì”
Edizioni Ieri e Oggi

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