Le Masche del Vallone di Cossato

credit goya-el-aquelarre-museo-lazaro-galdiano-madrid-1797-98
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A Cossato, grazioso paese adagiato fra i campi, prati e vigneti, disseminato di opifici che danno al su aspetto agricolo anche l’impronta di industriale attività, esiste una frazione denominata “Il Vallone”. Ora è appunto nella Crusiera (incrocio stradale) del Vallone che si è insediata la leggenda che sto per esporre.

Nella mia infanzia ed anche molto tempo dopo, ho inteso narrare dalle donne del contado che “a metà delle notti di luna piena laggiù nella Crusiera le masche danzano attorno ad un rogo, guidate da Belzebù.
In quella circostanza, un poco prima che mezzanotte cocchi al campanile della Pieve, si puo’ udire, proveniente dagli alberi, dai muri di cinta dei giardini e dei cortili, dall’alto dei tetti, il sinistro grido della civetta. Si afferma, o meglio si affermava, che essa saluti così le sue amiche, le masche che a cavalcioni di una scopa passano oltre a volo nella notturna atmosfera, per recarsi al convegno.

Era perciò pericoloso attardarsi fuori di casa ad ora inoltrata. Guai poi al malaccorto che, anche involontariamente, fosse capitato nel luogo del convegno  nelle ore notturne del sabba. Doveva, in ogni caso, abbassare gli occhi, non lasciarsi vincere dalla curiosità, tirar via rapidamente e non voltarsi  mai indietro, anche se insistentemente chiamato e non rispondere, altrimenti rimaneva “fatturato”. Proseguendo, non osservando, non voltandosi e non rispondendo ai richiami, le masche perdevano ogni potere di stregoneria sulla paersona che desideravano fare loro predae davano sfogo al loro disappunto con feroci strida e imprecazioni. A questo proposito mi venne narrato un pauroso e fantastico episodio.

le masche del Vallone di Cossato
le masche del Vallone di Cossato

Un bello spirito dei tempi andati scommise che sarebbe capitato al Vallone nel pieno delle danze delle masche e che avrebbe anzi ballato con una di esse come se fosse una bella ragazza del paese nel giorno della sagra. Tanto non aveva paura delle masche, le quali, diceva, dopo tutto sono femmine ed avrebbero perso la testa anche loro per la sua prestanza di Don Giovanni campagnolo. Tentarono di dissuaderlo: inutile, andò.

Il giorno dopo il poveretto narrò, coll’espressione del terrore nel volto , che era stato preso in mezzo al circolo delle masche urlanti e danzanti e che esse lo avevano battuto colle scope, mentre Belzebù, troneggiante in mezzo al rogo, lo pungeva col tridente e che solo riuscì a malapena a fuggire quando gli fu possibile fare il segno della santa croce che sgomentò l’infernale masnada. Tuttavia venne seguito da uno strano e mostruoso cane cogli occhi di bracia e colle fauci che lanciavano fiamme, il quale, come il giovane arrivò alla porta di casa, lo addentò ad un polpaccio e disparve.

Si dice che attorno alla ferita la carne apparisse bruciacchiata e odorasse di zolfo. Si asserisce anche che per liberare la crusiera del Vallone dalle masche il reverendo Vicario giungesse sul luogo, adorno di tutti i suoi paramenti ed aspergesse l’acqua benedetta, pronunciando parole di esorcismo.

Virginia Majoli Faccio
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Cossato e le masche del Vallone
Cossato e le masche del Vallone

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