L’errante spirito della Caudana

Camburzano - Veduta - ph. credit www.delcampe.net

Ed anche in questa narrazione la vittima è stata una giovinetta. Qui la narrazione si fonde con il surreale. Ci ammonisce che bisogna temere “il male che va attorno nelle tenebre”, del pari occorre diffidare dell’alto silenzio e della solitaria luminosità del meriggio.

I vecchi di Camburzano ancora ricordano e narrano un tragico episodio avvenuto nei tempi passati. L salita detta della Caudana, che un tempo era fitta di gaggie, di querce, di rovi, ed offriva un aspetto selvaggio, quasi sinistro, oggi è assai cambiata e diverse case sono andate via via sorgendo.

Però in un certo punto la località è ancora ingombra di rovi ed ortiche. Ora accadde che un uomo di Camburzano con una figlia giovinetta, ed alcuni compaesani, se ne tornasse a casa dalla fiera di Biella, la tradizionale fiera d’agosto, detta di San Bartolomeo. Era mezzogiorno inoltrato. Nella salita della Caudana, che dista un dieci minuti circa dal centro del paese, non c’era nessuno all’infuori della piccola comitiva. Ad un tratto comparve una donna con una ragazza, sua figlia, che faceva il cammino inverso, recandosi da Camburzano ad un paese vicino, probabilmente Occhieppo. La giovinetta che tornava da Biella si fermò a parlare con la ragazza, sua amica, distanziandosi così dalla comitiva. Poco tempo dopo si salutarono: madre e figlia proseguirono per la loro strada e la fanciulla per la sua. Ma quest’ultima non raggiunse mai più il padre e i compaesani. Giunti in paese si accorsero che mancava.

Tornarono indietro. La strada era deserta. La chiamarono ad alta voce. Solo l’eco rispondeva nel pauroso silenzio. Il sole era velato: una livida atmosfera, e sordi boati lontani minacciavano uno di quei rabbiosi temporali estivi in cui sembra che la luce si spenga nel mondo.

Con il cuore oppresso da sinistri presagi tornarono alle loro case, sempre sperando di rivederla. Ma, perdurando la sua assenza, i compaesani, con a capo il padre angosciato, ripresero le ricerche. Il temporale che s’era sferrato furibondo si estingueva negli ultimi e sempre più radi lampi e negli ultimi e più radi brontolii del tuono; già l’arcobaleno pennellava il cielo dei suoi vivi e pur delicati colori. Il pomeriggio già declinava nella sera; ad un tratto, uno dei ricercatori ebbe un grido di raccapriccio; oltre il fossato, ad un lato della strada, in una forra, giaceva il corpo senza vita della adolescente.

Il più fitto mistero gravò su quel delitto. Ma, ed ora sconfiniamo dal dominio della realtà per entrare in quello dell’immaginoso e dell’assurdo, ma, narrano i vecchi, nei tempi passati, se qualcuno, nell’ora del mezzogiorno passava, da solo, in quei paraggi, si sentiva prendere sottobraccio da un essere invisibile e accompagnare per un tratto della strada. Era, secondo la superstiziosa credenza popolare, l’errante insonne spirito della vittima invendicata.

Virginia Majoli Faccio
“L’insidia del meriggio”
Edizioni Ieri e Oggi – Biella

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*