L’uomo selvaggio e la bella filatrice

Uomo selvatico - ph. credit: Eleonora (MUCGT), Laura Gasperi

E’ questa leggenda, tragica ed allucinante come una ballata di Schumann ( anche Federico Neri la ricorda nel suo “La maschera del selvaggio”).

Il “Selvaggio” non appare qui rude, eppur bonario, sibbene torvo e crudele. Egli s’innamorò, (come nelle altre versioni) di una donna della valle; non di una giovinetta, ma di una sposa che aveva visto durante le sue rapide gite a Rosazza, attraverso i vetri della stalla a filare. Il “Selvaggio” se ne innamorò, dunque, e in un crepuscolo d’autunno velato dalla nebbia, mentre essa attingeva alla fontana, sbucò all’improvviso dietro alle rocce, e dal folto intrico dei castani; l’afferrò alla vita e corse via alla sua caverna.

La povera donna trascorse ivi più di un anno, e, nel frattempo, le era nato un bambino. Un giorno essa riuscì a fuggire, ma non le fu possibile portare con lei la sua creatura che dormiva fra le braccia del selvatico padre.
Si dice che la donna avesse preparato la sua fuga con femminile astuzia. Mentre il “selvaggio” riposava fabbricò con bastoni e paglia un fantoccio che rivestì dei suoi panni, fissandogli alla cintura la rocca col fuso… Indi, cauta, uscì.

Poco dopo l’uomo aprì gli occhi, e tra sonno e veglia osservava il fantoccio: “strano  – diceva fra sé – la filèra (filatrice) non mi sembra più la medesima” .  Poi s’accorse con ira dell’inganno: ma bastò la breve esitazione perché egli non potesse più raggiungere la fuggitiva. Terribile fu il furore al quale s’abbandonò, e, non potendo far nulla contro colei che riteneva fedifraga, risolse di vendicarsi sul bambino. Con un colpo di fendente lo tagliò a metà, lanciando poi ognuna delle due parti del misero esserino sulle opposte sponde del Cervo.

Si narra che se un viandante solitario passa di notte presso quei paraggi, gli accade ancora di udire un lamentevole vagito di bimbo che, sebbene sia fievole, la voce del Cervo, anche quando appare pauroso, gonfio, ed irato per recenti ed abbondanti piogge, non riesce a coprire.

Virginia Majoli Faccio
da: “L’incantesimo della mezzanotte”
Edizioni Ieri e Oggi  – Biella

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